Ho scoperto che più il tempo passa e più si diventa grandi ed adulti e con questo si intende che si diventa sempre più cinici.
E' diventato quasi un segno di maturità. Più sei diffidente, meno credi alle cose, più ti "adatti" e "riconosci i tuoi limiti" e quelli degli altri, più maturo vieni considerato.
Insomma, si sa che uno è diventato adulto quando non crede più alle favole, a Babbo Natale o alle fate.
Una persona matura è una persona con i piedi ben piantati a terra, che non si fa più illusioni. Se poi legge anche tutte le statistiche di questo mondo che avallano le sue tesi disfattiste non solo è maturo ma è anche una persona "istruita".
Insomma, è statisticamente provato che una donna, superati i quaranta, ha veramente pochissime possibilità di trovare un nuovo amore se divorzia. Se poi ha superato i cinquanta è praticamente impossibile.
E' statisticamente provato che un uomo, superati i cinquant'anni, se decide di licenziarsi da un lavoro che lo opprime e non gli offre nessuna possibilità di espressione o di miglioramento della propria condizione, non riuscirà a trovare un altro lavoro.
E con tutte queste statistiche e questi "dati di fatto" abbiamo creato un esercito di persone insoddisfatte e senza speranza che sono talmente tanto fedeli alle loro statistiche che se, per un caso qualsiasi, si dovessero trovare di fronte ad una vera possibilità di lavoro, di amicizia o di amore, la sopprimerebbero, la nasconderebbero, la seppelirebbero perchè "non potrebbe essere vera".
Come si diventa così? A causa dei propri fallimenti. Ogni volta che abbiamo cercato di raggiungere qualcosa e per qualsiasi ragione abbiamo fallito, siamo giunti alla conclusione che, in fondo, la nostra meta non era "ragionevole". E più la meta era grande più grandi erano gli ostacoli da affrontare e maggiori le possibilità di insuccesso. E' un po' la famosa favola della volpe e l'uva di Esopo.
Chiaramente i fallimenti aumentano con il passare del tempo e le mete "irragionevoli" aumentano di conseguenza creando un deposito interiore simile all'artrite, fino a che finiamo seduti su qualche sedia a dondolo, davanti alla nostra casa con una copertina sulle gambe per non prendere freddo a rimirare il tramonto della nostra vita, a rimpiangere quel che avremmo potuto essere e non siamo mai diventati e ad aspettare l'inevitabile morte in un'arida solitudine.
Eppure, tutti coloro che ce l'hanno fatta, ed intendo proprio tutti, potranno raccontarti di quante volte hanno fallito prima di arrivare in cima e di come solo la loro volontà ed il loro disaccordo con le cose "ragionevoli" li hanno portati a persistere nei loro obiettivi fino a quando ci sono riusciti davvero. Tutti quelli che ce l'hanno fatta avevano un sogno e l'hanno perseguito a dispetto di tutte le apparenze contrarie.
Tutti quelli che ce l'hanno fatta, nel corso della loro scalata al successo sono sembrati stravaganti. Se si fossero fermati da qualche parte lungo la strada, quella stravaganza sarebbe stata etichetta come "pazzia" o "anormalità". Ma dato che ce l'hanno fatta, quella loro stravaganza è stata infine rietichettata come genialità.
La morale per me è chiara. Bisogna credere in qualcosa e le cose in cui crediamo sono sempre ragionevoli. Bisogna cercare di raggiungere le nostre mete ma, soprattutto, bisogna continuare a provarci anche dopo che abbiamo fallito.
E poi... chi l'ha detto che le fate non esistono?
Enrica