Ho resistito, ho resistito ma... mi tocca dire la mia su Sanremo.
Perdonatemi, ormai è già stato detto tutto, forse. Ma ho l'impressione che non sia davvero così...
Intanto, cerchiamo di essere pratici ed essenziali. Sanremo, negli anni è diventato la fiera della musica italiana. Proprio come la fiera del mobile in cui le aziende mostrano i propri letti, tavoli, sedie e como' così a Sanremo le varie etichette discografiche lanciano i loro prodotti.
Quindi dimentichiamoci della gara canora, della scoperta dei talenti e di tutte le altre cose che si pensa Sanremo dovrebbe essere o che, forse, un tempo è stata.
E' anche uno show televisivo ed un'occasione, quindi, per la RAI di raccogliere fondi per la pubblicità. E qui subentra lo spettacolo e la necessità di avere il massimo degli ascolti con il minimo costo possibile.
Non dev'essere facile gestire tutto questo. Anzi, posso solo immaginare la quantità di pressioni eterogenee che si abbattono su quei poveri cristi che hanno la sventura di trovarsi a capo di un progetto del genere. Ciononostante, penso che piuttosto che fare un prodotto di bassa qualità spacciandolo per uno di alta qualità, allora forse è meglio lasciar perdere. Che è quello che più o meno penso abbiano fatto quest'anno e l'anno precedente.
Bonolis era riuscito due anni fa a conciliare tutti questi interessi in qualche modo ed a tirare fuori uno spettacolo musicale di qualità. Si aveva l'impressione guardando quell'edizione di Sanremo che tutto sommato c'era un regista dietro, qualcuno che aveva le idee più o meno chiare di quello che voleva fosse il risultato finale. C'era un ritmo, la scenografia si armonizzava con gli arrangiamenti, con i costumi, con le luci, con gli ospiti, con le inquadrature e con le canzoni scelte.
Non è stato così l'anno scorso e non è così quest'anno.
Mi sembra di ricordare alcuni commenti quell'anno perché prima di accettare l'incarico Bonolis aveva richiesto una certa libertà di movimento e credo che abbia fatto benissimo. Dopotutto se ti viene dato un incarico, il minimo che si può fare è chiedere di poter fare il proprio lavoro.
Quest'anno è ovvio che il festival è stato il risultato di una sorta di anarchia dove tutti prendevano una decisione su qualcosa con il risultato che la comunicazione è risultata confusa, stonata e fuori tempo...
Tra l'altro, ognuno ha preso la sua decisione semplicemente pensando a tirare l'acqua al suo mulino. Il povero Celentano ha detto sì quando gli è stato proposto di andare a Sanremo con l'ovvia intenzione di trovare un palco da cui poter dare il suo messaggio. Non è sbagliato che Celentano abbia un'opinione. E' un uomo ed ha le sue opinioni ed io le rispetto per quello che sono. Il problema è che quello era il posto sbagliato dove dire certe cose. E' stato un po' come fare una gara di canto in parlamento.
Il turpiloquio e le parolacce della prima serata e la falsa satira politica dei due comici, per quanto siano attori di teatro migliori di molti altri che si sono affacciati sul palco quest'anno, hanno servito uno scopo. Quello di sdrammatizzare le azioni di governo (che a mio parere, tra l'altro, sono gravissime), banalizzandole, facendo ridere la gente facendo quel po' di scalpore che serviva ad attirare un po' di interesse su Sanremo. E' stato il panem et circenses dei giorni nostri.
Belen, la Canalis ed Ivanka hanno soddisfatto chi pensa che agli uomini italiani serva vedere ragazze seminude come se fossimo un popolo di lettori di Playboy.
Le canzoni scelte per la gara erano incomprensibili, inspiegate e perlopiù piatte e noiose. Talmente noiose che, in realtà, a loro è stato dato lo spazio minore di tutto lo spettacolo. Quindi ne erano tutti già consapevoli probabilmente.
Siamo poi arrivati ai duetti di ieri sera...
Con tutta la presentazione di quanto fosse stato difficile portare questi grandi artisti stranieri sul palco di Sanremo mi aspettavo chissà che e poi ho visto l' "Orchestra per matrimoni e funerali" proveniente dai Balcani. Per carità, saranno anche un'interessante testimonianza del folklore al di là dell'Adriatico ma... onestamente, chi se ne frega, soprattutto nel contesto del festival della musica italiana?
Poi è arrivato un ragazzetto danese mai visto, cantava anche bene ma... cosa c'entrava?
Il corista rapper di Dolcenera, e va bene...
Ma, secondo voi, quanto sarà stato difficile far arrivare sul palco di Sanremo, in uno spettacolo in Eurovisione l'"Orchestra per Matrimoni e Funerali"? Un manager avveduto si sarebbe fatto pagare per un tale onore. Invece pare che abbiamo speso 98,000 Euro che non erano parte del budget per l'onore di avere questi grandi artisti stranieri.
Macy Gray sembrava fatta... è sparita dalla circolazione già da un po'... Quanto può essere stato difficile averla in Italia? Mah...
Infine ecco i grandi nomi e qui ho avuto l'impressione di essere nel bel mezzo del Giudizio Universale tanto nominato da Celentano perché erano tutti morti resuscitati: Al Jearreau, José Feliciano, Patty Smith e Brian May...
Non si sentono nuovi dischi di nessuno di questi signori da tempo immemore. L'ultimo di Brian May, peraltro un disco di cui non ho mai sentito parlare, era del 2000... Quanto sarà stato difficile farli arrivare sul palco di Sanremo secondo voi?
Con tutto il rispetto che ho per ciascuno di questi signori per ciò che hanno fatto in passato, avrei preferito ricordarli come ho fatto fino a prima di ieri sera. Sarebbe stato molto più edificante per loro e molto meno deprimente per me...
Infine due parole su Rocco Papaleo. Ma cosa c'entra Rocco Papaleo a Sanremo? E va bene che la Basilicata è una regione d'Italia, sconosciuta ai più, ed è giusto che qualcuno sappia che esiste anche questa regione ma... proprio a Sanremo? Non c'era piuttosto un bravo attore di teatro in Liguria? Avrebbe fatto più senso...
Detto questo mi vengono in mente le parole di mio padre che diceva: "Quando sono troppi galli a cantare, non si fa mai giorno"...
E mentre ci si attorcigliano le budella dalla rabbia perché da italiani preferiremmo mostrare una performance migliore in Eurovisione, in sordina si decide il futuro di un'Italia che è ufficialmente in recessione e continuerà ad esserlo fino a che "Quei Pochi" avranno deciso di aver raggiunto il loro scopo nell'economia mondiale e per allora chissà a che punto saremo...
Ph. Riflessi d'Aprile
2 ore fa
