domenica 22 novembre 2009

UN ADDIO... ANZI NO, UN ARRIVEDERCI...

Se ne è andata stanotte una ragazza a cui ero molto legata sebbene non ci vedessimo da un paio di anni.

La notizia della sua dipartita mi ha fatto l'effetto di un pugnale che si conficcava inesorabile nel cuore per produrre quanto più dolore poteva.

Non aveva neanche quarant'anni. Non era malata.

E' morta all'improvviso stroncata da un ictus lasciando un'adorabile bambina di 7 anni, una splendida famiglia in lacrime ed un enorme numero di amici attoniti.

Alexandra era un essere speciale. Aveva la riservatezza tipica dei francesi ma quando sorrideva i suoi occhi brillavano maliziosi come spesso fanno le donne arabe.

Aveva la delicatezza e la sensibilità di un'artista. Aveva la forza ed il coraggio di un guerriero.

Era bella da far girare le teste quando passava, eppure sembrava esserne completamente inconsapevole.

Aveva la lealtà degli amici veri e quando ti donava la sua amicizia sapevi che sarebbe stato per sempre.

Era umile come solo le grandi persone sanno essere ed era affamata di sapere e curiosa come una bambina.

Sì era straordinaria e proprio per questo immortale.

In un attimo ho rivisto tutti i momenti assieme scivolare tra le mie lacrime come ricordi preziosi. Li stringevo a me mentre stringevo gli occhi per superare l'emozione.

Addio cara amica mia, fai buon viaggio verso la tua nuova vita...

Anzi no... arrivederci!

martedì 17 novembre 2009

IL MONTE SANTO DELLE PREGHIERE

Devo chiedere scusa ma questo è il mio periodo delle Marche e continuo a scrivere di questa terra che adoro.

Qualche giorno fa ho cominciato a soffrire di claustrofobia. Erano due giorni di seguito che ero in casa a lavorare e cominciavo già a sentire le prime avvisaglie di quella che prometteva di essere un'emicrania storica.

Quindi ho chiuso tutto, sono salita in macchina ed ho cominciato ad errare nei dintorni. Era il pomeriggio intorno alle 4,30 e mi sono ritrovata a salire per una collina che mi era molto familiare. Il paese dove la mia famiglia aveva abitato fino a quando avevo 13 anni. Non è molto lontano da qui ma erano secoli che non ci tornavo.

Quelli che ci abitano chiamano il paese Montesanto per via del numero incredibile di chiese e monasteri in un paesino di 12.000 abitanti. Ufficialmente si chiama Potenza Picena. E' un paesino medievale a pochi kilometri dal mare. Non ci sono molte ragioni per andare a Potenza Picena se non ci abiti o non conosci qualcuno di lì... Ed io praticamente non c'ero più tornata.

Salivo per le colline su una strada che a volte era asfaltata, altre volte era piena di buche ed altre volte ancora era solamente una stradina sterrata di campagna. Salendo mi sono trovata di fronte ad uno spettacolo che guardavo spesso da bambina e che avevo completamente dimenticato.

Sono passata sotto abbracci di alberi che coprivano quasi interamente la strada con i loro rami forti e scuri e le foglie ancora testardamente e saldamente attaccate ai rami. Formavano una specie di galleria che lasciava però penetrare gli ultimi raggi di sole delicati ma intensi.

Continuando su questa strada mi sono trovata davanti ad una collina, con la sua terra scura e forte, arata di fresco da quei contadini infaticabili che sanno sfruttare ogni centimetro di questa terra generosa.

Le querce secolari che sembravano salutare da lontano con la loro posa elegante e casuale da grandi signore del feudo e dietro un tramonto rosso come la passione.

I colori della mia infanzia. Mi sono ricordata di come stessi seduta sulle scale in quei pomeriggi d'inverno o d'estate a guardare il sole tramontare dietro le colline e come anche allora questo spettacolo mi emozionasse.

Era tutto ancora lì, ancora come allora, come lo era stato per secoli anche prima. La mia terra...

Mi sono accorta poi che mi era sbocciato un sorriso e qualche lacrima stava annebbiandomi la vista. Così mi sono fermata ad un angolo di quella strada a godermi tutta quella poesia fumando una sigaretta e lasciando che l'emozione si facesse strada dentro di me.

Non erano i ricordi della mia infanzia che mi avevano toccato, mi sono accorta. Era la poesia che aleggiava in quel luogo a dispetto di chiunque la sentisse o la vedesse. Era un senso di raccoglimento e di preghiera, una chiesa a cielo aperto...

Mi diceva: Eccomi, sono sempre qui, bella come allora, e tutte le volte che tornerai mi ritroverai, non importa se sarà tra un anno, tra un secolo o nel prossimo millennio... proverai ancora le stesse emozioni.

Non avevo con me una macchina fotografica, ma anche se l'avessi avuta, dubito che avrei potuto trasporre in due dimensioni uno spettacolo che coglieva tutti i sensi, ma soprattutto lo spirito.

Il Montesanto delle preghiere...

venerdì 30 ottobre 2009

LA RIFLESSIONE...

E' una notte intensa questa. Sento il mare in tempesta che sembra non voler restare nel suo letto, come se urlasse contro un destino avverso.
Mi viene voglia di sussurrare in questa notte fredda con una luna luminosa che sembra prendersi gioco di questo mare spumeggiante e di questo vento indomito e selvaggio.
Adoro il mare in inverno come lo adoro in estate. L'odore di salmastro che colpisce le narici in questo periodo è l'odore di casa.
E' una notte fredda fuori che invita a rannicchiarsi sotto le coperte soffici ed a perdersi in un sonno popolato di sogni bellissimi.
Adoro la mia terra, il suo odore, i suoi colori e perfino quella specie di tristezza nobile che l'avvolge in inverno.
E' un posto dovre pregare, dove riflettere, dove scrivere, dove si può meditare.
E' un luogo in cui si odono gli echi del silenzio. Dove si potrebbe rimanere sospesi in un tempo senza tempo per una vita intera o perfino più di una.
Ci si può fare compagnia anche da soli, abbiamo così tante cose da dirci a volte, segreti che non ci siamo mai raccontati e che abbiamo paura di scoprire.
Stimo le persone per come affrontano se stesse e riconosco il coraggio in coloro che affrontano il sé, nonostante la paura. Mi piace osservare le persone da questo punto di vista.
C'è gente che mente a se stessa con una tale abilità che ormai la menzogna ha preso il posto della verità nella loro mente e non se ne accorgono neanche più.
Ho conosciuto persone, i più grandi, che avevano la rara capacità di guardarsi con lucidità la maggior parte del tempo e che hanno fatto della verità quasi una fede.
Non hanno paura di aver sbagliato, non temono di riconoscere un torto. Semplicemente pensano che la verità sia più importante persino di se stessi.
Io la penso così, sebbene non sempre mi riesca facile guardarmi nello specchio dell'anima con gli occhi spalancati.
Penso che si possa scappare dai luoghi ma non si possa scappare da se stessi. Quello che sappiamo, per quanto le nostre abilità di sofisti ci permettano di far finta di non sapere, è pur sempre quello che sappiamo e per quanto cerchiamo di far annegare la consapevolezza nel traffico intenso della vita quotidiana, prima o poi torna sempre a galla come in un incubo o come una liberazione.
Perdonate questo breve momento di riflessione intima.... E' una notte così...

venerdì 16 ottobre 2009

LA GIUSTIZIA E' UGUALE PER TUTTI

Una piccola riflessione sulla cecità di fronte ai problemi veri.
Se la giustizia è davvero uguale per tutti, perché gli avvocati migliori costano oltre 500 Euro all'ora che è poco meno dello stipendio mensile di un precario? E perché i codici sono così complicati che un uomo qualsiasi non sarebbe in grado di decifrarli? E perché viene amministrata da uomini con le loro inevitabili convinzioni politiche e religiose e le loro debolezze?

sabato 10 ottobre 2009

I CINICI

Ho scoperto che più il tempo passa e più si diventa grandi ed adulti e con questo si intende che si diventa sempre più cinici.

E' diventato quasi un segno di maturità. Più sei diffidente, meno credi alle cose, più ti "adatti" e "riconosci i tuoi limiti" e quelli degli altri, più maturo vieni considerato.

Insomma, si sa che uno è diventato adulto quando non crede più alle favole, a Babbo Natale o alle fate.

Una persona matura è una persona con i piedi ben piantati a terra, che non si fa più illusioni. Se poi legge anche tutte le statistiche di questo mondo che avallano le sue tesi disfattiste non solo è maturo ma è anche una persona "istruita".

Insomma, è statisticamente provato che una donna, superati i quaranta, ha veramente pochissime possibilità di trovare un nuovo amore se divorzia. Se poi ha superato i cinquanta è praticamente impossibile.

E' statisticamente provato che un uomo, superati i cinquant'anni, se decide di licenziarsi da un lavoro che lo opprime e non gli offre nessuna possibilità di espressione o di miglioramento della propria condizione, non riuscirà a trovare un altro lavoro.

E con tutte queste statistiche e questi "dati di fatto" abbiamo creato un esercito di persone insoddisfatte e senza speranza che sono talmente tanto fedeli alle loro statistiche che se, per un caso qualsiasi, si dovessero trovare di fronte ad una vera possibilità di lavoro, di amicizia o di amore, la sopprimerebbero, la nasconderebbero, la seppelirebbero perchè "non potrebbe essere vera".

Come si diventa così? A causa dei propri fallimenti. Ogni volta che abbiamo cercato di raggiungere qualcosa e per qualsiasi ragione abbiamo fallito, siamo giunti alla conclusione che, in fondo, la nostra meta non era "ragionevole". E più la meta era grande più grandi erano gli ostacoli da affrontare e maggiori le possibilità di insuccesso. E' un po' la famosa favola della volpe e l'uva di Esopo.

Chiaramente i fallimenti aumentano con il passare del tempo e le mete "irragionevoli" aumentano di conseguenza creando un deposito interiore simile all'artrite, fino a che finiamo seduti su qualche sedia a dondolo, davanti alla nostra casa con una copertina sulle gambe per non prendere freddo a rimirare il tramonto della nostra vita, a rimpiangere quel che avremmo potuto essere e non siamo mai diventati e ad aspettare l'inevitabile morte in un'arida solitudine.

Eppure, tutti coloro che ce l'hanno fatta, ed intendo proprio tutti, potranno raccontarti di quante volte hanno fallito prima di arrivare in cima e di come solo la loro volontà ed il loro disaccordo con le cose "ragionevoli" li hanno portati a persistere nei loro obiettivi fino a quando ci sono riusciti davvero. Tutti quelli che ce l'hanno fatta avevano un sogno e l'hanno perseguito a dispetto di tutte le apparenze contrarie.

Tutti quelli che ce l'hanno fatta, nel corso della loro scalata al successo sono sembrati stravaganti. Se si fossero fermati da qualche parte lungo la strada, quella stravaganza sarebbe stata etichetta come "pazzia" o "anormalità". Ma dato che ce l'hanno fatta, quella loro stravaganza è stata infine rietichettata come genialità.

La morale per me è chiara. Bisogna credere in qualcosa e le cose in cui crediamo sono sempre ragionevoli. Bisogna cercare di raggiungere le nostre mete ma, soprattutto, bisogna continuare a provarci anche dopo che abbiamo fallito.

E poi... chi l'ha detto che le fate non esistono?

Enrica

venerdì 2 ottobre 2009

LE COSE NON DETTE

Sin da quando ero bambina mi sono sentita dire che avevo un sesto senso molto sviluppato, qualcuno lo ha chiamato terzo occhio, qualcun altro sensibilità, qualcun altro intuito femminile e qualcuno infine lo ha chiamato più prosaicamente "naso".

Ho sempre avuto un certo fiuto per le persone e per le situazioni, quasi che potessi vedere al di là delle apparenze.

Penso che ognuno di noi si ponga di fronte agli altri in modi differenti. Ci sono persone la cui preoccupazione è nascondersi, quindi quando sono di fronte a qualcuno tendono a mostrarsi differenti da ciò che sono e sono talmente occupati a fare ciò che neanche si accorgono di chi hanno davanti. Altri vogliono essere amati ed ammirati (quasi tutti) e pongono la propria attenzione al cercare di fare, dire o essere qualcosa che potrà godere di ammirazione nell'interlocutore e sono talmente tanto occupati a farlo da non accorgersi di nulla di quanto li circondi.

Io ho sempre preferito guardare.

Non sto dicendo di essere una persona anomala. Adoro l'ammirazione come tutti, credo.

Ma mi piace guardare gli altri. Mi piace guardarli negli occhi, mi piace sentirli parlare e mi piace scoprire quello che non si dice.
Così alla fine credo di aver sviluppato una certa capacità in questo campo. Non credo di essere una sensitiva o qualche altro fenomeno del genere. E' solo che a furia di allenarmi a guardare sono riuscita a sviluppare la capacità di vedere cose più in fretta di altri.
E' come se riuscissi ad andare immediatamente al sodo.

Quando ero un'adolescente ero quella a cui tutti andavano a confessare i propri problemi e le proprie preoccupazioni forse perché sentivano che li capivo fino in fondo.
Adesso non posso fare un viaggio in treno senza sentirmi raccontare le proprie confessioni da chiunque mi trovi davanti. Penso che le persone lo sentano. Ed il guaio è che a me piace.

Le persone con cui ho lavorato all'inizio mi guardavano come se fossi una specie di maga, perché riuscivo a capire le qualità del personale con una piccola conversazione. E si stupivano di come riuscissi a capire cose che loro avevano impiegato anni per capire o a volte non avevano mai scoperto riguardo ad un loro collega.

Penso che sia una capacità innata in chiunque. Se invece che ascoltare solo le parole, guardate al di là di quello che vi viene mostrato nel teatrino della vita, non riuscite a vedere cosa provano le persone di fronte a voi davvero? Non riuscite perfino a sentire le loro emozioni?

E' un po' come stendere la mano della propria anima e con quella sentire l'anima di chi si ha di fronte.

Mi piacerebbe conoscere la vostra esperienza in questo.


Enrica

lunedì 28 settembre 2009

I'M BACK... ALMOST...

Chiedo scusa per l'assenza prolungata. Il lavoro mi sta letteralmente divorando ed io mi sto facendo divorare molto volentieri. Ebbene sì sono una di quelle rare persone che fa un lavoro che le piace e che si diverte lavorando. E devo ammettere che è così da sempre.

Perdonatemi, a volte mi sento davvero schifosamente privilegiata ma poi ci ripenso e mi rendo conto che qualunque cosa io abbia oggi, nel bene e nel male, ce l'ho solo grazie a me stessa, alla mia cocciutaggine nel portare avanti progetti anche quando chiunque altro avrebbe rinunciato, a coltivare amicizie in cui nessuno avrebbe mai creduto o ai miei errori.

Non mi sono mai piaciute le persone che incolpavano o ringraziavano altri o altro per le proprie condizioni. In ogni caso, non serve a nulla e non è mai la verità.

Piangersi addosso, poi, oltre a far venire il mal di testa non produce mai altri risultati.

Meglio tentare, cadere nella corsa e rialzarsi con le ginocchia sbucciate e magari l'orgoglio ferito piuttosto che rimanere in panchina per paura di fallire.

La vita è fatta di esperienze. Sfuggire alle esperienze per paura di non essere all'altezza o di fallire è uno dei più grandi templi che ogni uomo o donna innalza al dio della morte interiore.

Non c'è nulla in realtà di cui aver paura ed affrontare le proprie paure è l'unico rimedio a questa malattia.

E' vero nel lavoro, nella vita di tutti i giorni, nell'amore.

Abbiamo paura di amare per paura di perdere l'oggetto del nostro amore. Eppure non ci accorgiamo che anche se lo perdessimo, quei brevi istanti d'amore sono stati nostri e nessuno potrà mai cancellarli.

Viviamo la vita, a volte, facendo uno slalom per evitare ogni possibilità di fallimento o di perdita. E così finiamo per vivere una vita vuota e triste.

La vita deve essere vissuta e questa è l'unica ragione valida per essere vivi!