mercoledì 24 novembre 2010

L'OTELLO ED IL TEATRO ODIERNO

Domenica scorsa sono andata a vedere l'Otello di Arturo Cirillo (il regista) nel teatro la Nuova Fenice di Osimo.
Pur essendo a pochi kilometri da qui non avevo mai visto questo teatro ed è stata una sorpresa graditissima. Tornerò a parlare delle meraviglie sconosciute di questa regione che sto scoprendo a poco a poco in questo periodo e che mi riempiono di entusiasmo.
Tornando alla tragedia Shakespeariana, devo premettere che nutro una sincera ammirazione per Shakespeare, una specie di innamoramento che persiste nel tempo per la sua intelligenza, la poesia, la capacità unica ed inimitabile di trasporre in parole sentimenti e sensazioni che per la maggior parte di noi mortali sono inesplicabili.
Le sue opere sono, a mio parere, talmente perfette che chiunque si accinge ad interpretarle in un teatro dovrebbe in primo luogo preoccuparsi di trasporre sulle tavole del palcoscenico esattamente le intenzioni dell'autore.

Ho scoperto, invece, che la tendenza moderna è piuttosto quella di "interpretarle" in chiave moderna, "svecchiarle" e renderle così appetibili a tutti.
Così è stato per Cirillo che ha portato sulle scene l'Otello con una scenografia fatta di pareti semoventi e di lettini piccoli piccoli in ferro battuto con le rotelle. I costumi, chissà perché, erano in stile coloniale ed i dialoghi erano stati talmente alterati da comprendere parole come "fottere" e gesti scurrili.

Desdemona, l'incarnazione dell'amore puro e sublimato, è diventata un personaggio da operetta, una specie di Paris Hilton dedita alla vita mondana e Otello, che avrebbe dovuto essere l'incarnazione della passione che acceca fino ad uccidere ed uccidersi era un epilettico debole e un po' squinternato.

L'unico personaggio rimasto quasi intatto era Jago, interpretato dal regista stesso, che ha dato prova di una capacità interpretativa notevole.

Mi chiedo, ma che necessità c'è di cambiare Shakespeare? Perché non inventare qualcosa di nuovo, piuttosto? E perché si pensa che Shakespeare debba essere alterato per essere digerito dalla gente? Siamo forse diventati tutti degli ebeti dediti solo al Grande Fratello? E se così è, non sarebbe meglio, allora, fare qualcosa per elevare il livello culturale piuttosto che fare scempio della perfezione artistica come ha fatto questo regista?

Il teatro era pieno e la gente applaudiva e mi sono sentita una specie di cariatide che cercava di fermare il progresso...

Voi che ne pensate?

16 commenti:

  1. Cara Enrica, conosco l'opera in originale perche ho avuto modo di goderla negli sfarzi d'epoca del Teatro Massimo di Palermo. Non conosco invece questo Otello di Arturo Cirillo pur rappresentato diversi anni fa in città. Certamente lodevole forse attualizzata ai tempi ma pur sempre un'opera d'ingegno da vedere.
    Un caro saluto
    Maurizio

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  2. Caro Maurizio... che ti devo dire, avrei preferito che si fosse attenuto a Shakespeare... ma dev'essere proprio che sono diventata una cariatide...

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  3. Sono completamente d'accordo,Enrica.A volte una regia innovativa e brillante riesce a far miracoli anche su un mediocre testo,ma qui si sta parlando di Shakespeare.Sarò un pò cariatide anch'io?:)

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  4. Caro Roberto,
    meno male che qualcun altro la pensa come me...

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  5. Cara Enrica, sono d'accordo con te. Shakespeare sa dipingere l'animo umano in modo sconvolgente...l'animo umano, finché ci saranno persone al mondo, non può sembrare banale o noioso. Non necessita di abbellimenti o trucchi: è già bello, toccante, stupefacente di per sé. Un caro saluto da un'altra "Cariatide"...

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  6. Cara Licia,
    in primo luogo ben ritrovata. Mi sei mancata. E mi fa anche molto piacere che tu condivida il mio punto di vista.
    Buon weekend, cara amica. Spero di leggerti presto.

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  7. Hai scritto "a tradimento" ben tre post. Aspetta che me li leggo tutti.

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  8. Ah ah ah... Chiedo scusa, mio capitano, per averti arrecato cotanto fastidio... :-)

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  9. Niente paura, Henrietta, che i post te li commento tutti.
    Dunque, in quello sull'inverno ci sono belle emozioni e sensazioni. Mi hai fatto ricordare la canzone "il mare d'inverno" (è un film in bianco e nero visto alla tivvù). Non so, una volta ti avrei detto che amavo l'inverno, ma poi rifletto che in estate ero più sereno di adesso.
    Il post che mi ha stimolato è quello sulle riflessioni sull'economia. L'ho trovato molto interessante, anche se penso l'esatto contrario di te su praticamente tutto ciò che hai scritto. Dico qui in breve: a) secondo me tutte le persone hanno gli stessi desideri, anzi ne hanno uno solo, anche se a qualcuno le ambizioni umane possono apparire variegate. b) non credo che nessuno abbia "diritto" di avere ricchezze. Non capisco la parola diritto o giusto. Le ricchezze o ce l'hai o non ce l'hai: se ce l'hai è perché nessuno è riuscito a togliertele; se invece gli altri ci riescono ecco che non ce l'hai più. c) Penso proprio che se uno possiede beni e ricchezze li "sottrae" agli altri. Ogni azione di un uomo ha influenza sulla vita degli altri, ogni progresso sociale o economico modifica la condizione esistenziale altrui. Scrissi una volta un post su questo argomento intitolato “Mors tua, vita mea”. Lì parlavo di una “teoria della relatività” secondo cui ogni cosa esiste in relazione a un contesto con cui ci si confronta. Il contesto è il metro di misura di ciò che hai o che sei. Sei alto o sei basso in rapporto al contesto dell’altezza degli uomini con cui vivi, siano essi watussi o pigmei. Sei ricco o sei povero in rapporto agli averi altrui. Perfino concetti etici come la bontà e la cattiveria sono tali solo se il contesto lo consente. E chiudo con la storiella dell’isola su cui tutti gli abitanti erano buoni tranne uno solo cattivo, che proprio per questo veniva trattato col massimo riguardo dai “buoni”: infatti se fosse morto l’unico cattivo dell’isola sarebbe venuta a mancare il termine di confronto che rendeva tale la “bontà” degli altri. Quindi in base alla mia teoria della Relatività affermo proprio, a differenza tua, che chi è ricco è un “ladro” (al di là del fatto se abbia rubato o meno, e ti assicuro che quasi certamente lo ha fatto) perché con la sua condizione deprezza quella degli altri.
    Sullo Shakespeare modernizzato sono con te. Detesto quando cercano di attualizzare spettacoli antichi, che hanno nella tradizione il loro punto di forza. Trovo che siano disgustose quelle opere liriche fatte con scenografia moderna e i Rigoletti e le Aide si muovono sullo sfondo dei grattacieli di Manhattan.
    Sempre lieto di confrontarmi con te e di leggerti. :-)

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  10. Quoto in pieno anch'io Licia Titania e condivido assolutamente il tuo punto di vista: Shakespeare é moderno di per sé e non necessita aggiustamenti e rivisitazioni banali in chiave moderna.

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  11. Sono completamente d'accordo, Daniele!!!!

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  12. Caro Capitano,
    e per me è sempre un grande onore quando esprimi le tue opinioni sul mio blog e sarai sempre il benvenuto qui.
    Buona settimana!

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  13. I classici, come Shakespeare appunto, sono sempre d'attualità. E' per questo che sono classici. Ciao Enrica.

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  14. Caro Alberto,
    sono felice che i miei amici la pensino come me...

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  15. Detesto sinceramente"gli svecchiamenti" di Shakespeare. Non ce bisogno di questa tortura e stortura. Piuttosto c'è bisogno di studio.

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  16. Cara Occhi, concordo in pieno!

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