Stavo guardando un film qualche giorno fa e mi sono resa conto che negli Stati Uniti, perché un padre consideri di star facendo il padre con dei figli maschi, deve portare a pesca suo figlio o insegnarli a giocare a baseball nel giardino di casa o in un elegante tratto di parco cittadino.
Se ci fate caso, in quasi tutti i film americani, i figli sentono di non aver avuto il necessario affetto dal loro padre quando il padre non li ha mai portati a pesca o non ha mai giocato a baseball con loro.
E' uno stereotipo, naturalmente.
Mi chiedevo quale fosse lo stereotipo italiano per il padre modello, forse quello che insegna al figlio a giocare al calcio?
Certo io sono una femmina e non è facile fare paragoni.
Quando ripenso a mio padre nella mia infanzia ricordo quando m'insegnò ad andare in bicicletta o quando mi accompagnava in una passeggiata sul lungofiume vicino a casa così che potessi raccogliere le violette selvatiche che crescevano lì, o quando costruì il letto per la mia Barbie con due assi di legno e due chiodi e poi, con la sua aria un po' rude, mi disse: "vai da tua madre che ti fa il materasso e le lenzuola adesso"
Quando ci ripenso sorrido. Era un uomo tutto d'un pezzo che non si lasciava andare a smancerie eppure trovava sempre il modo di farmi sentire il centro del suo universo. Che uomo!
Voi che ne pensate? Quale sarà lo stereotipo italiano del padre perfetto? E qual'è il ricordo più dolce che avete della vostra infanzia con vostro padre?
mercoledì 19 gennaio 2011
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Bellissimo messaggio il tuo :-)
RispondiEliminaLo stereotipo del padre italiano?
Forse quello neppure di giocare a pallone, ma di guardare la partita assieme ai figli.
Il ricordo piu' dolce del mio babbo ... non riesco a isolarne uno se devo essere sincero, ma ti ringrazio d'avermi fatto ricordare il passato.
A presto!
Gio
Caro dolce Gio!
RispondiEliminaE' sempre un gran piacere averti qui.
Hai ragione, forse guardare la partita insieme è lo stereotipo del rapporto padre-figlio...
Un bacio.
Non so gli altri ma la gioia di aver un figlio è cosi immensa che non smetti mai di giocarci neppure un istante neanche quando sei a lavoro perche pensi sempre a lui, perche lo vorresti sempre tra le braccia, per coccolarlo per accarezzarlo per baciarlo..e se poi sono due non c'è piu grande fortuna al mondo che poterlo gridare...
RispondiEliminaIl mio abbraccio forte Enrica
Maurizio
Caro Maurizio,
RispondiEliminagrazie per essere passato di qui ed aver lasciato la tua esperienza di padre.
Un abbraccio forte anche a te!
cara Enrica, il ricordo più toccante che ho di mio padre è quello in cui lo vidi per la prima volta piangere come un bambino: non riuscivo a credere ai miei occhi, perchè mi aveva sempre spronato a diventare un duro, secondo l'idea di uomo una volta imperante; quello che non rivela mai le proprie emozioni o debolezze.
RispondiEliminaDa quel giorno scoprii che era un uomo di grande sensibilità, in ansia per tutto ciò che preoccupava la sua famiglia!
Quel giorno ho imparato molto di più che non da tutti gli anni precedenti...
Caro Luigi,
RispondiEliminacapisco perfettamente quello che intendi. E' accaduta una cosa simile anche a me... E' strano come ci si accorga di quanto c'è da imparare su qualcuno che vedi tutti i giorni e su cui pensi di sapere già tutto...
Mio padre fra le tante cose mi ha insegnato a nuotare e a non aver paura del buio, che non era proprio paura ma un po' di timore. Mi ha dato insomma delle sicurezze che durano tutta la vita.
RispondiEliminaChe bella questa cosa della paura del buio, Alberto! Dev'essere stato un padre davvero speciale...
RispondiEliminaUn abbraccio.
I bambini hanno bisogno di amore e di presenza costante.Se dai loro queste due cose sarà difficile che riescano ad estrarre un singolo ricordo da quella esperienza felice che è stata la loro infanzia.Detto da uno che figli non ne ha:) Un abbraccio,Enrica.
RispondiEliminaCaro Roberto,
RispondiEliminabentornato! Sì hai ragione o, forse, apriresti una diga infinita di racconti e piccoli aneddoti...
Ti abbraccio!
ah! di sicuro il calcio ;)) il padre dei miei figli spesso s'ingegnava ( quando erano piccoli) in lavoretti " aggiustatutto" in casa , o tosare l'erba del prato..
RispondiEliminaUn ricordo dolce con il mio papà ?..difficile..lui ha passato la sua vita nel lavoro e quando era a casa usciva e organizava tornei di carte. Ricordo un dolcissimo abbraccio una mattina che sono corsa in camera a svegliarlo..lo so che non c'entra molto ma questo mi è venuto in mente ;))) Ciao Nicoletta
Certo che c'entra! E' il tuo ricordo...
RispondiEliminaBenvenuta nel mio universo, Nicoletta!
è un piacere !!
RispondiEliminaNon vorrei fare il rompiscatole,ma non ho un buon ricordo di mio padre. Non dico necessariamente che si sia comportato male (non dico nemmeno il contrario), solo che non ne ho un buon ricordo. Sempre considerando che non vorrei fare il guastafeste, non mi sovviene nessun ricordo positivo con mio padre presente, mentre me ne tornano in mente moltissimi negativi: anche qui questo non dimostra niente, solo che tipo di ricordi ho. ciao.
RispondiEliminaNon sei mai un guastafeste, caro Capitano!
RispondiEliminaMolto interessante il quesito che poni Enrica!
RispondiEliminaForse una delle maggiori aspettative dei papà italiani è propio quella di vederlo giocare bene a calcio... Ma, parlando con i papà mi rendo conto che il gioco in generale è l'attività preferita e quella che si aspetta con più impazienza. Quando è nato mio figlio tre anni fa, ho riniziato ad entrare nei negozi di giocattoli con la scusa che erano per lui: però guardavo (e guardo) le piste delle macchinette, i robot, e tutto il resto e non vedo l'ora che cresca ancora di più. Per ora perdo a Memory... :-))
Caro Federico,
RispondiEliminabenvenuto qui da me! E' bello che i padri desiderino giocare con i propri figli e viceversa e capisco come ti senti nei negozi di giocattoli... segretamente provo anch'io il desiderio di mettermi seduta sul pavimento e giocare con le meraviglie a disposizione dei bambini oggi...
Buona Domenica!
Segretamente?!? Ma fai outing Enrica!
RispondiEliminaChe c'è di più bello che giocare?
Per ora io e mia moglie abbiamo dato mandato ad un nostro amico che ha un negozio di giochi in scatola, di individuare giochi adatti già a bambini piccoli.
Mia moglie è terrorizzata perché le ho detto che il pomeriggio un tot sarà dedicato ai compiti e un TOT ad imparare i giochi di strategia sulla seconda guerra mondiale.
Mi pare il minimo che un padre possa fare :-))
Hai ragione, Federico!
RispondiEliminaNon ho figli ma condivido in pieno i tuoi principi!
Il padre non puoi sceglierlo tu
RispondiEliminaLui e' come te lo trovi
volevo un padre affettuoso, chiacchiorone con me, invece era sempre troppo preso e parlava con me poco e con severita'
Ora lui non c'e' pero' quando lo ricordo mi accorgo che a modo suo c'era, era presente, mi proteggeva con occhio vigile e lontano
Certo non e' come l'avrei 'comprato' io al supermercato, ma lui c'era, era il mio riferimento, ora mi manca tantissimo
ciao Michele pianetatempolibero
Caro Michele,
RispondiEliminalo capisco perfettamente...
io e mio padre non abbiamo avuto dei periodi idilliaci ultimamente (veramente da anni) ma alla fine è pur sempre mio padre no? Anche se a volte...
RispondiEliminaps: bel blog complimenti
Grazie per il commento, Sandro, e benvenuto nel mio piccolo mondo!
RispondiEliminamah, non saprei bene. Io penso a mio padre, non si è mai lanciato in particolari effusioni o profusioni di affetto. Però. Però c'è sempre stato, c'è sempre stata una sorta di silenzio assenso nel nostro modo di manifestarci l'affetto.
RispondiEliminaNon mi ha mai insegnato a giocare a calcio. Però quando sono andato a vivere da solo mi ha regalato un'estintore perchè sa quanto sono un disastro in cucina. :-)
E' il suo modo di esserci e di starmi vicino un pò particolare, via.
Ciao cara Enrica, i tuoi post fanno sempre riflettere o sorridere o sorridere facendo riflettere.
C.
Grazie Carismatico,
RispondiEliminai tuoi commenti sono sempre benvenuti ed anche loro fanno riflettere/sorridere...
Nella mia esperienza un padre ti insegna a fare un mestiere o il 'fai da te' per sopravvivere a elettricisti, idraulici, muratori ecc ecc...per saper sempre fare tutto e nulla in casa...piacere di conoscerti, mi è piacxiuto il post ed ho voluto rispondere...
RispondiEliminaBenvenuto sul mio blog!
RispondiEliminaInteressante la tua esperienza su ciò che insegna un padre...
Quando ero ragazzino mi dicevo che sarei stato la versione giovane di mio padre. Quella nata molti anni dopo. Adesso che non sono più nè un ragazzino, nè un giovanotto, posso affermare che avevo visto bene. e non è ancora finita....
RispondiEliminaEnrica é stato un piacere ritrovarti!
Ormai sono più di casa qui che di là
Un sorriso:-))
Caro Cosimo,
RispondiEliminaè sempre un piacere averti qui! Sì quando i genitori sono stati un modello, cerchiamo di assomigliargli e non c'è niente di sbagliato in questo...
Un sorriso a te :-)
Mio padre mi ha insegnato a non avere mai paura degli animali,di nessun tipo.
RispondiEliminaMi ha insegnato a giocare con gli scaraffi e i millepiedi.
Mi ha spiegato come ascoltare il respiro degli ulivi.
Mi ha fatto innamorare della lettura e della filosofia.
Poi ho scoperto che era un uomo e non un Dio.
Ci ho sofferto ma è stato un insegnamento prezioso che adesso con chiuque respiro nel mio quotidiano.
Un abbraccio Enrica.
Cara Desaparecida,
RispondiEliminagrazie per aver lasciato la tua tenerissima esperienza. Sono le esperienze e gli incontri che ci rendono quello che siamo e tu hai avuto la fortuna di fare un pezzo di strada con un uomo straordinario...
Un bacio!
Ieri ero in treno seduto con due giovani ragazzi universitari. Parlavano di partite a calcetto. Uno dei due diceva che da oltre un anno va a giocare con il suo papà ed agli amici di quest'ultimo. Raccontava che oltre a divertirsi, aveva scoperto un feeling con il padre mai avuto prima. Con il quale parlava ormai di tutto, di più che con un amico confidente. Parlava della bellezza del nuovo rapporto in maniera entusiasmante.
RispondiEliminaForse se tutti i ragazzi pensassero di condividere almeno un hobby con il proprio papà, sentiremmo parlare sempre meno di litigi, anche mortali, papà figlio.
Io sono sempre stato un amico dei miei figli, pure con i loro amici. E sarà per questo che se mi trovo tra i giovani, loro si sentano bene con me.
Infatti ancora oggi mi domando quando diventerò grande.
Un abbraccio!
Spero che tu non diventi mai grande, caro Conte, quando si cresce la poesia sparisce e tu ne sei ancora stracolmo...
RispondiEliminaTi abbraccio!